Comunicazioni Istituzionali
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Il workshop affronta il tema delle ICT (Information and Communication Technologies) come strumento fondamentale attraverso cui favorire l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva per una maggiore e più efficace partecipazione ai processi democratici, grazie alle potenzialità offerte dai processi partecipativi del web 2.0.
In un momento delicato e di isolamento, come quello che sta attraversando da febbraio 2020 tutta Italia ed il mondo intero, le possibilità di connettersi con le persone care o di poter condividere una lezione didattica, un webinar o una battuta per sdrammatizzare la situazione, rappresentano un barlume di speranza e stanno mettendo in risalto il lato più caloroso e orgoglioso del popolo italiano. Purtroppo oggi, ma anche in altri momenti, una parte della popolazione italiana non può accedere a questi servizi. Questa disuguaglianza sociale è conosciuta come Digital Divide e con una formula ormai standard, è possibile definirlo come “il divario esistente tra chi ha possibilità di accesso effettivo alla tecnologia e chi invece no, parzialmente o completamente”.
Le competenze digitali sono ormai un fattore strategico per la competitività del nostro sistema socio-economico, ma la consapevolezza della loro importanza è ancora troppo poco diffusa così come poco diffusi sono gli skill nelle imprese, nelle scuole, nelle pubbliche amministrazioni, nei cittadini. Il percorso da seguire, a partire dalla scuola, diventa quindi duplice: da un lato gli stakeholder istituzionali stanno lavorando per definire gli standard, le normative e le politiche legate all’innovazione e alla formazione; dall’altro, occorre diffondere nella collettività la percezione della trasformazione digitale come driver di sviluppo ormai ineludibile. I motivi di esclusione dalle cosiddette ICT, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, possono essere molteplici: la condizione economica, l’età, la mancanza di competenze digitali e la provenienza geografica.
Ora chi vuol provare ad immaginare questo periodo di isolamento domestico, senza la possibilità di connettersi ad una linea veloce Internet? Questo vuol dire senza serie tv on demand, senza videochiamata multipla (un must di questo periodo), senza tutto quello che prevede una connessione con una certa potenza.
L’Italia sta percorrendo la strada della digital transformation, implementando le ultime tecnologie in molti campi professionali e nei servizi al cittadino. Sarebbe altrettanto importante non lasciare indietro nessuno, fornendo le stesse possibilità a tutti, formando le persone all’utilizzo di questi nuovi strumenti e fortificando le skills di chi già fa parte di questo meraviglioso meccanismo tecnologico.
Per accelerare sul digitale, occorre accelerare su chi ha le competenze per abilitarlo. Nuove professioni, nuove competenze, più professionisti esperti (laureati e non), più formazione di qualità, più soft skills sono fattori necessari e urgenti per ridurre la forbice domanda offerta di competenze digitali. Non solo la realizzazione di progetti digitali ritarda per scarsità di personale con skills adeguati, ma aumenta la disoccupazione o il sottoutilizzo di forza lavoro con competenze in obsolescenza.
Relatori
Renato Salvatore Marafioti - Dottore in Giurisprudenza. Presidente Associazione Culturale Format. Presidente Sezione Aica Calabria. Docente in discipline informatiche.“L’importanza delle competenze digitali nella società dell’innovazione e della digital trasformation”.
Laureato in Giurisprudenza e formatore in discipline informatiche dal 1995. Dal 1997 è Presidente dell’Associazione Culturale Format di Reggio Calabria, ente di formazione professionale accreditato dalla Regione Calabria in formazione continua e formazione superiore (www.acformat.it). Autore del libro “Identità ed eredità digitale”. Dal 2002 è supervisore ed esaminatore ECDL/ICDL. Dal 2016 è fondatore e Presidente della Sezione Territoriale AICA Calabria.
Carlo Tiberti - Laureato in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Country Manager Italia Certificazioni ECDL/ICDL, Responsabile AICA del Dipartimento Certificazioni ECDL/ICDL, Presidente Sezione Aica Lombardia. “Competenze digitali per la cittadinanza attiva”
Paolo Schgör - Laureato in Ingegneria Elettronica, Presidente Sezione Internazionale Aica, Imprenditore e libero professionista. “Dalle competenze digitali di base alle competenze specialistiche: il valore delle certificazioni”
Adele Tramontano - Direttrice Scuola Formazione Capitolina – Roma Capitale. “Piano di sviluppo delle competenze digitali di Roma Capitale”
Moderatore
Gianluca Chirico - Socio e Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria.
Rapporteur
Eleonora Caracciolo - Segretario e Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria
Approfondimenti:
Il valore delle digital skills: come prepararsi alla trasformazione digitale
In questo momento di profonda incertezza, una cosa di cui si può essere certi è che la trasformazione digitale è inevitabile e continua. Mentre la società, i mercati, le tecnologie e le abitudini delle persone si evolvono, il mondo del lavoro matura quotidianamente la consapevolezza di dover acquisire nuove competenze per saper usare con dimestichezza le tecnologie digitali, stare al passo e non subire passivamente la competizione. Le tecnologie digitali sono utilizzate in molti settori: agricoltura, sanità, trasporti, istruzione, vendita al dettaglio, automazione, energia, spedizione, logistica, insegnamento e industria dell’ICT, e la domanda di specialisti è in rapida crescita.
Secondo quanto afferma la Commissione Europea, nel prossimo futuro, 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali, mentre il 44% dei cittadini europei tra i 16 ei 74 anni, non le possiede ancora.
Il workshop affronta il tema delle ICT (Information and Communication Technologies) come strumento fondamentale attraverso cui favorire l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva per una maggiore e più efficace partecipazione ai processi democratici, grazie alle potenzialità offerte dai processi partecipativi del web 2.0. L’inclusione di quei cittadini che non hanno accesso ai benefici della società dell’informazione è diventato uno dei punti cardine dell’Agenda Digitale Italiana così come lo è di quella europea: se non si usano in modo appropriato ed efficiente i nuovi mezzi di comunicazione (Internet e new media) sembra quasi inutile preoccuparsi degli aspetti procedurali e tecnologici della sanità digitale, dei pagamenti elettronici, della firma certificata o degli open data della pubblica amministrazione. L’inclusione è anche un fattore che favorisce la realizzazione dell'agenda 2030 dell'ONU per lo sviluppo sostenibile.
Le competenze digitali sono ormai un fattore strategico per la competitività del nostro sistema socio economico, ma la consapevolezza della loro importanza è ancora troppo poco diffusa così come poco diffusi sono gli skill nelle imprese, nelle scuole, nelle pubbliche amministrazioni, nei cittadini. Il percorso da seguire, a partire dalla scuola, diventa quindi duplice: da un lato gli stakeholder istituzionali stanno lavorando per definire gli standard, le normative e le politiche legate all’innovazione e alla formazione; dall’altro, occorre diffondere nella collettività la percezione della trasformazione digitale come driver di sviluppo ormai ineludibile.
La strada per il progresso passa per un’azione a livello culturale per la diffusione delle opportunità della digitalizzazione, insieme alla consapevolezza del rischio di rimanere fermi o di arroccarsi su posizioni di rifiuto. Ci interroghiamo spesso su come l’innovazione digitale possa supportare l’inclusione sociale.
In un momento delicato e di isolamento, come quello che sta attraversando da febbraio tutta Italia, le possibilità di connettersi con le persone care o di poter condividere un hashtag o una battuta per sdrammatizzare la situazione, rappresentano un barlume di speranza e stanno mettendo in risalto il lato più caloroso e orgoglioso del popolo italiano. Purtroppo oggi, ma anche in altri momenti, una parte della popolazione italiana non può accedere a questi servizi. Questa disuguaglianza sociale è conosciuta come Digital Divide e con una formula ormai standard, è possibile definirlo come “il divario esistente tra chi ha possibilità di accesso effettivo alla tecnologia e chi invece no, parzialmente o completamente”. Secondo il Report dell’Istat “Cittadini e ICT” (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione), pubblicato a dicembre 2019, la percentuale di famiglie italiane che dispongono di una connessione a banda larga è pari al 74,7%, mentre la percentuale degli individui che hanno utilizzato Internet, negli ultimi 3 mesi precedenti l’intervista, è pari al 67,9% (entrambi dati in crescita rispetto alla medesima rilevazione dell'anno precedente). Indipendentemente dal numero o dalla percentuale, nel 2020 tutti dovrebbero avere accesso a questo genere di opportunità, colmando questo gap, in quanto il non poterlo fare comporta una serie di conseguenze negative su questa parte di popolazione, che possono essere sintetizzate in due enormi svantaggi: il primo di natura culturale: si immagini di non poter ascoltare un interessante podcast, di non
poter leggere un quotidiano digitale o di non conoscere gli ultimi trend sui social network (anche un meme ritrae l’attualità e l’attualità è cultura); il secondo di carattere economico: dall’implementazione di una suite mail fino all’installazione di un repositor file condiviso con i colleghi, passando per tutti gli strumenti che rendono possibile lo smart working. Beh, le conclusioni in questo caso sono ancora più immediate.
I motivi di esclusione dalle cosiddette ICT, Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, possono essere molteplici: la condizione economica, l’età, la mancanza di competenze digitali e la provenienza geografica. Ad esempio, una delle categorie più colpite dal Digital Divide è la fascia che comprende i soggetti anziani (65+): questo fenomeno è anche conosciuto come “digital divide intergenerazionale”. Infatti tra le famiglie composte esclusivamente da persone ultrasessantacinquenni, solo il 34,0% ha accesso a una connessione internet a banda larga. Una sorta di paradosso se si pensa che una delle categorie che più avrebbe bisogno dei vantaggi del digitale, è quella che ne ha meno accesso.
A sostenere l’importanza della connessione fra le persone, è un altro dato emerso dall’ultimo Report dell’Istat “Cittadini e ICT”, secondo cui i servizi di messaggeria istantanea rappresenterebbero le attività digitali più diffuse fra le famiglie italiane. Indipendentemente dal device (smartphone, pc, tablet o wearable), le attività legate all’utilizzo di servizi di comunicazione, che consentono di entrare in contatto con più persone contemporaneamente, sono le più comuni, forse perché sono quelle che riescono a far sentire gli utenti come parte di un unico mondo: più di otto internauti su dieci hanno utilizzato, nei tre mesi prima della rilevazione Istat, servizi di messaggeria istantanea e circa il 64,5% ha effettuato chiamate via Internet.
A seguire in questa classifica sui servizi del web più utilizzati dalle famiglie italiane: Lettura di informazioni e notizie (57,0%)
Intrattenimento (film, musica e/o giochi) (47,3%)
Home banking (46,4%).
Inoltre più della metà degli utenti di Internet (di almeno 14 anni) ha effettuato almeno un acquisto online: precisamente il 57,2%, pari a 20 milioni 403 mila persone.
Ora chi vuol provare ad immaginare questo periodo di isolamento domestico, senza la possibilità di connettersi ad una linea veloce internet? Questo vuol dire senza serie tv on demand, senza videochiamata multipla (un must di questo periodo), senza tutto quello che prevede una connessione con una certa potenza.
Altra storia sono poi le competenze digitali. - Si può partire da questo dato (Istat 2019): fra le famiglie che per scelta non hanno a casa una connessione a banda larga, la maggior parte indica come principale motivo la mancanza di capacità (56,4%) mentre il 25,5% di esse non considera Internet uno strumento interessante. Osservando i dati del Report emerge che gli utenti (che invece hanno una connessione internet domestica) che hanno competenze digitali basse sono il 41,6%, di base il 25,8% e nulle il 3,4% (pari a 1 milione e 135 mila). Il 29,1% ha competenze digitali elevate. Va ricordato che dal 2015 la Commissione Europea, in accordo con gli Istituti nazionali di statistica, ha definito un metodo per calcolare la qualità delle competenze digitali degli utenti. Infatti le capacità degli utenti devono corrispondere (con una graduatoria da 0 a 2) a quattro domini di competenza:
Information skill: identificare ed utilizzare di informazioni digitali
Communication skill: comunicare in ambienti digitali (attraverso strumenti digitali) Problem solving skill: risolvere problemi tecnici, aggiornare le proprie e le altrui competenze. Software skills for content manipulation: creare ed elaborare contenuti digitali.
Ad esempio per essere un utente con capacità digitali avanzate, bisogna ottenere un livello 2 per tutti i domini di competenza.
L’Italia sta percorrendo la strada della digital transformation, implementando le ultime tecnologie in molti campi professionali e nei servizi al cittadino. Sarebbe altrettanto importante non lasciare indietro nessuno, fornendo le stesse possibilità a tutti, formando le persone all’utilizzo di questi nuovi strumenti e fortificando le skills di chi già fa parte di questo meraviglioso meccanismo tecnologico. Anche chi ha competenze elevate può aiutare gli altri: forse ora è proprio il momento giusto.
Per accelerare sul digitale, occorre accelerare su chi ha le competenze per abilitarlo. Nuove professioni, nuove competenze, più professionisti esperti (laureati e non), più formazione di qualità, più soft skills sono fattori necessari e urgenti per ridurre la forbice domanda offerta di competenze digitali. Non solo la realizzazione di progetti digitali ritarda per scarsità di personale con skills adeguati, ma aumenta la disoccupazione o il sottoutilizzo di forza lavoro con competenze in obsolescenza.
Si rileva pertanto un’urgente necessità di aggiornamento nella formazione, precedente e successiva all’entrata nel mondo del lavoro, e un supporto ai professionisti del settore, affinché comprendano e arrivino a padroneggiare i vari strumenti social e i metodi innovativi con i quali questi strumenti possono essere incorporati nella pratica professionale già esistente. È, inoltre, importante che vengano sviluppate le competenze digitali di cui hanno bisogno i giovani per accedere a questi servizi, usarli e trarre vantaggi e benefici da essi. I media possono svolgere un ruolo davvero importante nel dare nuova forma alle modalità di orientamento professionale, al fine di aiutare i giovani nelle loro scelte professionali. La sfida per questo settore è decidere come usare al meglio queste tecnologie.
Leggi tuttoRILEVANZA
Come nel mondo reale vi è la necessità di proteggersi da violazioni di ogni sorta (attraverso porte, cancelli, lucchetti e allarmi di varia natura), anche nel mondo virtuale si rende necessario proteggersi da attacchi, esterni ed interni, provenienti da pirati informatici e/o persone con cattive intenzioni.
In una società digitale, sempre più interconnessa, dove è possibile accedere da qualsiasi luogo e reperire ogni tipo di informazione, il concetto di “sicurezza informatica”, l’uso responsabile della rete e delle nuove tecnologie e la consapevolezza dei rischi ad essi legati (come la nascita o la trasformazione di fenomeni negativi quali il Cyberbullismo), assumono oggi una rilevanza prioritaria nel “quotidiano virtuale” collettivo.
La cultura sta cambiando, la sicurezza diventa un’opportunità per la collettività, nella sua eterogeneità. Aumentare la consapevolezza sul tema della rete e dei rischi legati ad un uso improprio della stessa, dei quali il Cyberbullismo ne è l’emblema, porta tutti noi a potenziare, migliorare ed aggiornare le nostre competenze, quindi le nostre conoscenze: conoscenza= sicurezza.
Ognuno di noi è chiamato a partecipare: istituzioni, università, scuola, associazioni, comunità tecnica, utenti generici, utenti digitali ed utenti che si trovano “nella terra di mezzo”, cioè utenti digitali con competenze incomplete, inadeguate o in obsolescenza. Si rileva la necessità di “parlare” e “fare”, attraverso strumenti, quali giornate di studio, seminari, convegni, workshop, formazione ecc….
Esperti, operatori del settore, professionisti e tutti gli attori che si trovano, a qualsiasi titolo, nel mondo digitale devono condividere le proprie esperienze, competenze e conoscenze promuovendo iniziative e soluzioni utili a contrastare fenomeni come il cyberbullismo e a potenziare la sicurezza in rete, tutelando con particolare attenzione i minori, la cui vulnerabilità merita uno sguardo cosciente e consapevole.
CONTENUTI
Il workshop, nel trattare le tematiche legate alla sicurezza e al cyberbullismo, che trovano nell’uso improprio della rete il loro anello di congiunzione, vuole porsi come obiettivo quello di sensibilizzare, attraverso la condivisione di esperienze e conoscenze, tutte le realtà coinvolte ed in particolare quelle più fragili e facilmente “irretibili”.
In passato, la riservatezza delle informazioni, riguardava il settore militare; re, generali adottavano tutte le misure possibili e necessarie per impedire la caduta dei loro messaggi in mani nemiche. Nella letteratura, da Plinio il Vecchio a Umberto Eco, troviamo esempi di scrittura a base di limone, che appaiono invisibili, ma ricompaiono una volta che il testo viene esposto a una fonte di calore. Tuttavia, la possibilità di scoprire il messaggio favorì lo sviluppo e l’evoluzione della crittografia (l’arte di nascondere il messaggio) nel corso dei secoli. Oggi nella società dell’informazione, dove l’utilizzo della stessa è parte integrante dell’attività umana, la sicurezza non è confinata alle sole tecniche che nascondono il contenuto dei messaggi.
La sicurezza informatica si snoda su due livelli di protezione: il livello fisico (materiale) e il livello logico (immateriale). Software e hardware possono essere oggetto di tentativi di violazione sia di tipo logico che di tipo fisico, ma i sistemi informatici, per loro natura, non sarebbero in pericolo se, dietro gli stessi, non ci fosse l’essere umano che, per le motivazioni più diverse, può essere interessato ad entrare in possesso di informazioni riservate. Il social engineering è una tecnica di attacco che poco ha a che fare con le vulnerabilità dirette dei sistemi. Qualsiasi computer è un potenziale bersaglio, non ci sono settori più esposti o settori che possono considerarsi immuni. Alcuni settori fanno più notizia di altri per il tipo di attività svolta o perché coinvolgono “l’uomo della strada”, il consumatore.
L’arrivo di internet, la sua evoluzione e il continuo utilizzo dei servizi ad esso collegati ha migliorato e peggiorato le cose: da un lato i collegamenti in meno di un secondo con il resto del mondo, dall’altro l’incremento dei rischi legati alla sicurezza di chi utilizza questo canale. Vulnerabilità ed esposizione al rischio non sono parametri statici ma dinamici in quanto cambiano nel tempo. Il bullismo è un fenomeno conosciuto di aggressività e violenza che, negli ultimi anni, grazie ad internet e nello specifico ai social networks ha subito un’evoluzione; attraverso l’uso e lo sviluppo delle nuove tecnologie è divenuto: cyberbullismo.
Adesso con la Legge n. 71 del 2017, in vigore dal 18 giugno 2017, il Legislatore italiano ha per così dire, sanato una situazione di vuoto normativo in materia di condotte ascrivibili al cyberbullismo a tutela della categoria dei minorenni. L’obiettivo è di contrastare il fenomeno del cyberbullismo con azioni a carattere preventivo, di tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti nell’ambito delle istituzioni scolastiche. Ogni nuova tecnologia rappresenta un’opportunità ma anche un rischio. Uno strumento è utile se è libero da minacce e se non subisce azioni fraudolente da chi sfrutta la novità tecnologica per fini illeciti. Bisogna favorire una cultura della sicurezza e promuovere una formazione attenta e consapevole a qualsiasi livello. Si rende indispensabile un aggiornamento continuo delle tecnologie ma anche un’educazione mirata del fattore umano, condannando con rigore ogni atto che leda la persona umana, al fine di tutelare l’utenza nella sua interezza ma, in special modo, le categorie più deboli e silenti.
Il COVID19 non ha fermato il Cyberbullismo. Mentre tutto il mondo è impegnato a combattere il nemico silenzioso denominato coronavirus, si registrano ancora casi di cyberbullismo in rete. Oggi più che mai, con gli studenti delle scuole primarie e secondarie, perennemente collegati, tra ore di lezione in videoconferenza e social network, il pericolo è maggiore rispetto alla così detta normalità. Il cyberbullismo, non si ferma neanche davanti all’emergenza sanitaria mondiale, le stesse piattaforme digitali, che permettono di continuare le attività didattiche in smartworking, diventano campo fertile per gli “haters”, (falsi profili, che riversano sul web odio, frustrazioni, cattiveria ai danni di chiunque possano prendere di mira). Quello che non si conosce è che in questa fase delicata dove la didattica a distanza, ha preso il posto della didattica frontale, per i reati di cyberbullismo, valgono le stesse regole giuridiche a tutela dei minori. Le famiglie sono coinvolte in prima persona, nella prevenzione e al contrasto del fenomeno. In alcune scuole, l’uso delle tecnologie non è stato semplice facendo emergere vari problemi: sarebbe opportuno, quindi, seguire le direttive della legge 71/2017 per la prevenzione e contrasto del cyberbullismo.
INTERVENTI
Bio relatori
Renato Salvatore Marafioti - Dottore in Giurisprudenza. Presidente Associazione Culturale Format. Presidente Sezione Aica Calabria. Docente in discipline informatiche. “Concetti essenziali alla prevenzione del reato”.
Laureato in Giurisprudenza e formatore in discipline informatiche dal 1995. Dal 1997 è Presidente dell’Associazione Culturale Format di Reggio Calabria, ente di formazione professionale accreditato dalla Regione Calabria in formazione continua e formazione superiore (www.acformat.it). Autore del libro “Identità ed eredità digitale”. Dal 2002 è supervisore ed esaminatore ECDL/ICDL. Dal 2016 è fondatore e Presidente della Sezione Territoriale AICA Calabria.
Egidio Francesco Cipriano - Informatico, docente a contratto presso le università di Teramo e di Chieti. Presidente della società italiana delle scienze informatiche e tecnologiche e si occupa di cybersecurity, cyberintelligence e cybercrime oltre che di AI (intelligenza artificiale). “Cyberbullismo: il mancato rispecchiamento”
Antonio Luciano Battaglia - Esperto di analisi web, Cyber security e Cyber Intelligence “Cyberbullismo oggi e strumenti di tutela nelle policies dei social network”.
Vicepresidente AICEL, è delegata dell’associazione per la rappresentanza istituzionale, a livello nazionale ed europeo, per le tematiche fondamentali e di categoria del settore ecommerce. In qualità di componente del comitato scientifico, promuove la tematica delle competenze digitali quale fattore fondamentale di crescita del settore delle vendite online. Attraverso la membership di AICEL con la Digital Skills and Jobs Coalition e con altri partner istituzionali, struttura progetti di formazione legale per profili specializzati di ecommerce manager e professionisti del settore, anche rispetto all’export. Inoltre, è avvocato specializzato nella consulenza per l’ecommerce ed in ambito privacy, nel settore pubblico e privato.
Carlo Tiberti - Laureato in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Country Manager Italia Certificazioni ECDL/ICDL, Responsabile AICA del Dipartimento Certificazioni ECDL/ICDL, Presidente Sezione Aica Lombardia. “Competenze digitali:conoscere per prevenire”.
Anna Vaccarelli - Dirigente Tecnologo Istituto Informatica e Telematica CNR e Registro.it. “Saper usare Internet: opportunità e sicurezza. Un percorso di accompagnamento per studenti ed insegnanti”
Moderatore
Manuela Luciana Borgese - Vicepresidente AICEL, associazione di categoria del commercio elettronico. Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria. Consulente privacy per Enti e PMI.
Vicepresidente AICEL, è delegata dell’associazione per la rappresentanza istituzionale, a livello nazionale ed europeo, per le tematiche fondamentali e di categoria del settore ecommerce. In qualità di componente del comitato scientifico, promuove la tematica delle competenze digitali quale fattore fondamentale di crescita del settore delle vendite online. Attraverso la membership di AICEL con la Digital Skills and Jobs Coalition e con altri partner istituzionali, struttura progetti di formazione legale per profili specializzati di ecommerce manager e professionisti del settore, anche rispetto all’export. Inoltre, è avvocato specializzato nella consulenza per l’ecommerce ed in ambito privacy, nel settore pubblico e privato.
Rapporteur
Eleonora Caracciolo - Segretario e Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria
Approfondimenti:
Oggi siamo testimoni dell’evoluzione sempre più veloce del c.d. Cyberspazio, la realtà virtuale alla quale ogni persona dotata di un dispositivo elettronico ed una connessione internet può accedere. Occorre però sempre tener presente delle conseguenze ed effetti che un uso sbagliato di questi mezzi può arrecare agli altri nonché delle sanzioni legali cui si può andare incontro. È in questo contesto che si sviluppa la piaga del Cyberbullismo, termine con il quale si fa riferimento al cosiddetto “bullismo in rete”, per lo più su piattaforme digitali come Internet e Social Network come Facebook, ma anche tramite canali telematici come WhatsApp.
Il workshop, nel trattare le tematiche legate alla sicurezza e al cyberbullismo, che trovano nell’uso improprio della rete il loro anello di congiunzione, vuole porsi come obiettivo quello di sensibilizzare, attraverso la condivisione di esperienze e conoscenze, tutte le realtà coinvolte ed in particolare quelle più fragili facilmente “irretabili”.
In una società digitale, sicurezza e protezione, sono elementi fondamentali per la crescita sociale, economica e culturale di ogni nazione. L’evoluzione della sicurezza ha accompagnato l’essere umano sin dall’antichità. In passato, la riservatezza delle informazioni, riguardava il settore militare; re, generali, adottavano tutte le misure possibili e necessarie per impedire la caduta dei loro messaggi in mani nemiche. Nella letteratura, da Plinio il Vecchio a Umberto Eco, troviamo esempi di scrittura a base di limone, che appaiono invisibili, ma ricompaiono una volta che il testo viene esposto a una fonte di calore. Tuttavia, la possibilità di scoprire il messaggio favorì lo sviluppo e l’evoluzione della crittografia (l’arte di nascondere il messaggio) nel corso dei secoli.
Oggi nella società dell’informazione, dove l’utilizzo della stessa è parte integrante dell’attività umana, la sicurezza non è confinata alle sole tecniche che nascondono il contenuto dei messaggi. La sicurezza informatica si snoda su due livelli di protezione: il livello fisico (materiale) e il livello logico (immateriale). Software e hardware possono essere oggetto di tentativi di violazione sia di tipo logico che di tipo fisico, ma i sistemi informatici, per loro natura, non sarebbero in pericolo se, dietro gli stessi, non ci fosse l’essere umano che, per le motivazioni più diverse, può essere interessato ad entrare in possesso di informazioni riservate. Il social engineering è una tecnica di attacco che poco ha a che fare con le vulnerabilità dirette dei sistemi. Pirati informatici e malintenzionati in genere, si camuffano per venire a conoscenza di informazioni che possono essere usate per organizzare attacchi informatici.
Il “phishing” tecnica che si basa sul social engineering, ha causato molte vittime tra i clienti di organizzazioni bancarie. Siti web identici a quelli delle banche sono creati per attirare l’ignaro utente che, fidandosi di un messaggio di posta artefatto, rivela le sue credenziali al malvivente di turno. Qualsiasi computer è un potenziale bersaglio, non ci sono settori più esposti o settori che possono considerarsi immuni. Alcuni settori fanno più notizia di altri per il tipo di attività svolta o perché coinvolgono “l’uomo della strada”, il consumatore.
L’arrivo di internet, la sua evoluzione e il continuo utilizzo dei servizi ad esso collegati ha migliorato e peggiorato le cose: da un lato i collegamenti in meno di un secondo con il resto del mondo, dall’altro l’incremento dei rischi legati alla sicurezza di chi utilizza questo canale. Vulnerabilità ed esposizione al rischio non sono parametri statici ma dinamici in quanto cambiano nel tempo. L’incredibile diffusione di Internet ha portato alla nascita dei social networks, una sorta di spazio dove si socializza e si comunica a distanza ed in ogni parte del mondo.
Il bullismo è un fenomeno conosciuto di aggressività e violenza che, negli ultimi anni, grazie ad internet e nello specifico ai social networks ha subito un’evoluzione; attraverso l’uso e lo sviluppo delle nuove tecnologie è divenuto: cyberbullismo. Chi ne è vittima si trova generalmente a dover fare i conti con
pesanti vessazioni ed intimidazioni telematiche, attacchi verso i propri profili virtuali e prese in giro sul proprio aspetto fisico e/o caratteriale da un singolo o da gruppi di persone. Coloro che lo attuano sono solitamente convinti del fatto di agire in una dimensione più libera che garantisce loro protezione ed anonimato.
Bullismo e Cyberbullismo, sono entrambi fenomeni caratterizzati da comportamenti prepotenti, prevaricanti e vessatori ai danni di persone indifese; essi hanno però una sostanziale differenza: la diffusione immediata e ramificata, attraverso la rete, di qualsiasi diffamazione, offesa, foto e/o video compromettenti ai danni di tutte quelle “soggettività” che per il bullo sono “diversità da emarginare”, fanno sì che il cyberbullismo sia divenuto ormai la piaga più pericolosa degli ultimi anni, specie tra i ragazzi adolescenti.
Ogni nuova tecnologia rappresenta un’opportunità ma anche un rischio. Un strumento è utile se è libero da minacce e se non subisce azioni fraudolente da chi sfrutta la novità tecnologica per fini illeciti. Si evince, spesso, una scarsa consapevolezza dei rischi legati ad un uso improprio dei dispositivi tecnologici. Si rende necessario un cambio di mentalità; lo scambio e la condivisione di informazioni sono l’unico strumento per fronteggiare minacce e vulnerabilità non conosciute o virus di cui non si hanno ancora soluzioni così come l’igiene, la prevenzione e la cooperazione tra le Nazioni sono l’unica soluzione a tutte quelle malattie per le quali non si hanno farmaci.
Tutti gli adulti ma, soprattutto i minori, rappresentano una vulnerabilità per la rete, un punto di accesso e di attacco per tutti gli utilizzatori. Gli utenti devono assumersi quotidianamente, la “responsabilità e la consapevolezza” di un uso “sano” della rete, per rispondere con efficacia a tutte le minacce provenienti dalla stessa. È opportuno fare riferimento alle “linee guida” di realtà come il CERT che, nel campo della formazione, della ricerca e dello sviluppo, rappresenta una pietra miliare per utenti pubblici e privati. Oltre agli accorgimenti tecnici è necessario seguire le regole di comportamento di base: scegliere una buona password, essere prudenti nella gestione delle mail e nell’uso di internet ecc….
Bisogna favorire una cultura della sicurezza e promuovere una formazione attenta e consapevole a qualsiasi livello. Si rende indispensabile un aggiornamento continuo delle tecnologie ma anche un’educazione mirata del fattore umano, condannando con rigore ogni atto che leda la persona umana, al fine di tutelare l’utenza nella sua interezza ma, in special modo, le categorie più deboli e silenti.
Leggi tuttoIl workshop, nel trattare le tematiche legate alla sicurezza che trovano nell’uso improprio della rete il loro anello di congiunzione, vuole porsi come obiettivo quello di sensibilizzare, attraverso la condivisione di esperienze e conoscenze, tutte le realtà coinvolte ed in particolare quelle più fragili e facilmente “irretibili”.
L’incontro parte dalla presa di coscienza della continua esposizione agli attacchi cyber ad opera di veri e propri così definiti cyber-criminali con tecniche di ingegneria sociale, i quali riescono ad entrare all'interno del sistema dati di importanti attività amministrative, sociali ed economiche come banche e ospedali. Ma non solo, vittime di questi attacchi sono anche le piccole e medio imprese, scuole, istituti di credito ed aziende sanitarie che si vedono rubare tutto (dati, strategie, ecc..) in cambio di importanti riscatti per la restituzione, totalmente impreparate a far fronte a questi attacchi.
Un’analisi sui controlli Essenziali e comportamenti sulla cybersecurity, facili ed economici, che consigliano di adottare a piccole e medio imprese, considerandolo un investimento essenziale, sia per diminuire la vulnerabilità nei loro sistemi sia per far conoscere l'entità del rischio ai dipendenti. I controlli Essenziali, tutti importanti allo stesso modo e vagliati da esperti di settore, saranno mirati alla riduzione del rischio informatico. È stato riscontrato che alla base del problema relativo alla cybersecurity c'è la poca conoscenza da parte degli operatori, poca o insufficiente formazione, l'anello debole della questione, che non comprendono a pieno i rischi derivati da una mancata protezione informatica. È importante quindi che tutti gli operatori vengano informati e sensibilizzati sul tema.
Visto che il pericolo è dietro l’angolo e la minaccia può essere più vicina di quanto si possa immaginare, la sicurezza delle informazioni deve coinvolgere non solo i responsabili ICT, ma tutte le figure aziendali, dal singolo dipendente fino al top management. Oltre alle tecnologie di protezione, parte importante della spesa in Cybersecurity deve essere destinata anche alla formazione a tutti i livelli ed in tutti gli ambiti, per favorire una sensibilizzazione costante. In questo ambito però le aziende italiane sono ancora indietro.
È infatti necessario un salto culturale che possa fornire a tutti gli strumenti cognitivi necessari a difendersi e tutelare le proprie informazioni ed il proprio business.
Bio relatori:
Renato Salvatore Marafioti - Dottore in Giurisprudenza. Presidente Associazione Culturale Format. Presidente Sezione Aica Calabria. Docente in discipline informatiche - “Sicurezza digitale: l’importanza della cybersecurity nel contesto della rivoluzione digitale”.
Laureato in Giurisprudenza e formatore in discipline informatiche dal 1995. Dal 1997 è Presidente dell’Associazione Culturale Format di Reggio Calabria, ente di formazione professionale accreditato dalla Regione Calabria in formazione continua e formazione superiore (www.acformat.it). Autore del libro “Identità ed eredità digitale”. Dal 2002 è supervisore ed esaminatore ECDL/ICDL. Dal 2016 è fondatore e Presidente della Sezione Territoriale AICA Calabria.
Egidio Francesco Cipriano - Psicologo - Informatico, docente a contratto presso le università di Teramo e di Chieti. Presidente della società italiana delle scienze informatiche e tecnologiche e si occupa di cybersecurity, cyberintelligence e cybercrime oltre che di AI (intelligenza artificiale). “Social engineering: oltre l’elettronica”.
Antonio Luciano Battaglia - Esperto di analisi web, Cyber security e Cyber Intelligence - “Il cyberspazio e le nuove forme di criminalità osservate dal punto di vista dell’intelligence”
Mi chiamo Antonio Luciano Battaglia, sono un funzionario della Polizia Postale e delle Comunicazioni in quiescenza, sono un socio aggregato S.O.C.I.N.T. e mi occupo da sempre di Cyber-Security, Computer Forensics & Cyber- Intelligence, nonché di formazione per la prevenzione sul Cyberbullismo, adescamenti online, pedopornografia e reati gravi contro i minori. Collaboro con ELSA Italia, per la formazione dei giovani giuristi nella città di Reggio Calabria.
Fabrizio Salmi - Penalista. Esperto privacy, GDPR e Cyber security - “Internet e profili penali: cybercrime e sistemi di tutela”
Fabrizio Salmi: avvocato cassazionista Penalista d’impresa, esperto del D.lgs. 231/01 – ricopre incarichi di ODV, RSPP, DPO e auditor 37001
Federico Saporiti - Esperto privacy, GDPR e Cyber security - “La sicurezza dei dati, data breach e sanzioni
Avvocato del foro di Milano specializzato in protezione dei dati personali, con competenze in cybersecurity,, svolge attività volta alla compliance aziendale sia con riferimento alla normativa in materia di protezione dai personali che relativamente al D.lgs. 231/01. ha inoltre conseguito certificato di auditor 19011.
Moderatore
Gianluca Chirico - Socio e Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria.
Rapporteur
Eleonora Caracciolo - Segretario e Consigliere in seno al Consiglio direttivo di AICA Calabria
Approfondimenti:
Il cyberspazio è la cosa più complessa che l’uomo abbia mai costruito: da un lato unione di migliaia di reti che rendono difficile anche solo avere una fotografia istantanea di chi vi è connesso, dall’altro stratificazione di programmi software e protocolli sviluppati negli ultimi quaranta anni. Questa complessità è generatrice di vulnerabilità (errori software, errate configurazioni e debolezze nei protocolli) che vengono sfruttate dai cybercriminali per sottrarre dati o arrecare danni.
La cybersecurity è considerata una delle principali emergenze in Europa, assieme al cambiamento climatico e all’immigrazione e sono allo studio iniziative concrete per affrontare tale emergenza. Blocco della operatività di aziende, controllo surrettizio dei servizi di infrastrutture critiche, furto della proprietà intellettuale o di informazioni cruciali per la sopravvivenza di un’azienda, sono esempi delle minacce che un Paese deve affrontare. Gli attacchi alla sicurezza informatica aumentano in maniera esponenziale, in una varietà di modi e soggetti colpiti mai vista prima. Nessuno può sentirsi al sicuro: dall'hospitality ai trasporti, dalle pubbliche amministrazioni allo sport, i dati personali e aziendali sono ovunque in pericolo! Per contrastare questo fenomeno, le aziende (comprese quelle italiane) hanno posto l'accento sul tema della Cyber Security, investendo in tecnologie e formazione dei propri dipendenti. Una base di partenza importante, senza dubbio, ma sufficiente per evitare di venire travolti dal cambiamento in atto?
La Cyber Security, Sicurezza Informatica o ancora IT Security, è definita come l’abilità di difendere il cosiddetto cyberspace da eventuali attacchi hacker e si focalizza perciò su aspetti esclusivamente di sicurezza IT e protezione dei sistemi informatici. Per Information Security si intende quindi l’insieme delle misure e degli strumenti finalizzati a garantire e preservare confidenzialità, integrità e disponibilità delle informazioni. Information Security è dunque un concetto più ampio che abbraccia la sicurezza del patrimonio informativo nel suo complesso, facendo riferimento alla protezione dei dati in qualsiasi forma, anche non digitale e includendo anche aspetti organizzativi e di sicurezza fisica. Inutile dire, che in un momento della storia in cui il digitale è pane quotidiano, Cyber e Information tendono a convergere in un concetto di Security in cui la tecnologia assume un peso sempre maggiore.
Gestire la sicurezza informatica in un'organizzazione vuol dire essenzialmente garantire la protezione del patrimonio informativo e, quindi, la sicurezza dei dati informatici aziendali. Ma come assicurarsi una corretta e adeguata gestione dei dati informatici? Attività, ruoli e competenze possono essere diverse, ma ogni strategia improntata sulla Cyber Security si basa sempre su tre principi fondamentali che devono essere ricercati in ogni soluzione di sicurezza, tenendo conto anche di eventuali rischi e vulnerabilità.
1. CONFIDENZIALITÀ
Offrire confidenzialità vuol dire garantire che i dati e le risorse siano preservati dal possibile utilizzo o accesso da parte di soggetti non autorizzati. La confidenzialità deve essere assicurata lungo tutte le fasi di vita del dato: dal suo immagazzinamento, durante il suo utilizzo o il suo transito lungo una rete di connessione. 2. INTEGRITÀ
L’integrità, o meglio la capacità di mantenere la veridicità dei dati e delle risorse e garantire che non siano in alcun modo modificate o cancellate, se non ad opera di soggetti autorizzati.
3. DISPONIBILITÀ
La disponibilità si riferisce alla possibilità, per i soggetti autorizzati, di poter accedere alle risorse di cui hanno bisogno per un tempo stabilito ed in modo ininterrotto. Ciò significa impedire che avvengano interruzioni di servizio e garantire che le risorse infrastrutturali siano pronte per la corretta erogazione di quanto richiesto.
Mentre aumenta la corsa alla ricerca di nuove competenze e professionalità, triplicano le minacce alla sicurezza informatica. Solo nel primo semestre dell’ultimo anno si sono verificati 757 casi di attacchi cyber gravi, provenienti soprattutto da fattori interni alle aziende. Ma l’escalation di rischi e pericoli legati alla gestione del dato colpisce tutte le organizzazioni, a prescindere da dimensioni e settore di competenza. Cybercrime, attivismo, spionaggio industriale, information warfare, malware, social engineering e le più sofisticate APT e
zero-day… Le tecniche e le tipologie di reato informatico sono diverse, e costringono perciò le aziende a “rimanere in guardia” su più fronti. In questa parte dell’incontro approfondiremo le pratiche hacker che minacciano quotidianamente la Cyber Security delle imprese fornendo definizioni, dati, esempi e, soprattutto, gli elementi per imparare a difendersi.
Il cybercrime è la minaccia invisibile che sta cambiando il mondo. Quando si parla di cybercrime ci si riferisce generalmente a una attività criminosa caratterizzata dall'uso di Internet e altre tecnologe informatiche, mossa con lo scopo di estorcere denaro o trafugare dati e informazioni vitali a un'organizzazione: è il caso di attacchi DoS, infezioni malware e ransomware. Il quadro delle minacce alla Cyber Security, tuttavia, è assai ben più ampio. Il social engineering è una tecnica di attacco cyber sempre più sofisticata, in grado di colpire direttamente i dipendenti di un’azienda. Pensiamo ai casi più comuni di phishing o baiting. Trattasi di minacce sempre più diffuse che ledono la sicurezza informatica delle aziende facendo leva su aspetti psicologici e comportamentali delle persone: l'assunto di base è quello di manipolare le persone per carpirne informazioni confidenziali. Come difendersi?
Quello del social engineering è soltanto la cartina di tornasole di un dato allarmante: il 95% dei reati informatici è causato da errori umani. Quando si parla di Cyber Security, d'altronde, non si può tralasciare l’elemento di incertezza legato al comportamento umano. Spesso le aziende investono su sistemi di protezione sofisticati ma non valutano questo rischio. Come sensibilizzare allora i propri dipendenti alla sicurezza informatica?
Dalla cybersecurity dipende la stabilità politico-economico del Paese. Una riforma è quanto mai necessaria, ma evitando strumenti impropri come la decretazione d’urgenza o leggi speciali legate al Recovery Plan. Modelli, progettualità, competenze, professionalità, escalation degli attacchi, polizze. Sono tutti elementi che contribuiscono alla crescita del mercato della sicurezza informatica. Ma è così anche nel nostro Paese? Il mercato italiano della sicurezza informatica è in leggera ascesa, trainato soprattutto dalle grandi imprese. Che la consapevolezza sul tema della sicurezza informatica fosse aumentata lo si sapeva da tempo. La notizia è che insieme alla consapevolezza stanno aumentando anche gli investimenti. C'è un ampio dibattito in corso sui pericoli della disinformazione online e i possibili approcci per affrontare questo problema. È un problema enorme senza una facile soluzione, ma ad oggi la questione è parte integrante dell'agenda pubblica e politica. È infatti necessario un salto culturale che possa fornire a tutti gli strumenti cognitivi necessari a difendersi e tutelare le proprie informazioni ed il proprio business.
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INTERVENTI
Bio relatori
Vittorio Dell'Aquila - docente universitario
Nicola Bavasso - Giornalista specializzato in comunicazione plurilingue - Gazzetta del Sud
Nicola Bavasso, di Lungro (CS), è funzionario pubblico e giornalista professionista specializzato in comunicazione in contesti minoritari plurilingui. Dal 2013 collabora col quotidiano Gazzetta del Sud. Da cronista, dal 1999, segue con particolare interesse le vicende delle minoranze linguistiche calabresi. Nell’ambito televisivo, dal 2001 al 2002, è stato responsabile del programma bilingue “Arbëria jetra Itali – Arbëria l’altra Italia”, trasmesso dall’emittente regionale VL7 Cinquestelle di Lamezia Terme. Per conto dell’Università della Calabria, cattedrale di Lingua e letteratura albanese, ha diretto il format televisivo ArbëriaTVoccitana, irradiato da Teleuropa Network di Rende dal 2008 al 2014 e da Telelibera Cassano nel 2015. Per l’Università della Calabria ha tenuto una serie di seminari sulle tecniche della comunicazione plurilingue e sull’uso delle lingue di minoranza in ambito amministrativo. Oltre ai numerosi scritti pubblicati sul quotidiano Gazzetta del Sud, in riviste e giornali nazionali, ha ideato e curato la prima rubrica bilingue “Rrethi” (La Provincia Cosentina 2004-2006). Tra le pubblicazioni di carattere scientifico ricordiamo “Mbi dy vepra të De Radës”, Shtëpia botuese Faik Konica, Prishtinë (2009); “Vincenzo Stratigò - Vepra Opere” (a cura di N. Bavasso e G. Belluscio), Dipartimento di Linguistica - Università della Calabria” (2011), " Le minoranze tagliate della Calabria: gli arbëreshë", Fondazione universitaria F. Solano"- Università della Calabria (2021); “Vincenzo Stratigò”, “Enzo Domestico (Kabregu)” e “Matilde Mantile” pubblicati nel Dizionario biografico della Calabria contemporanea, I.C.S.A.I.C, (2020 e 2021).
Alberto Masini - Consulente di ARLEF e INSIEL
Consulente e formatore. Si occupa di innovazione digitale per la Pubblica Amministrazione e di inclusione delle persone con disabilità. Dagli studi in Psicologia presso l’Università di Padova ha mantenuto l’interesse per l’Intelligenza Artificiale. Le sue due grandi passioni sono l’informatica al servizio delle lingue minoritarie e suonare il liuto rinascimentale.
Tore Cubeddu - Direttore Ejatv
Moderatore e Rapporteur
Roberto Gaetano - EURALO
VERBALE DI APERTURA DELLA BUSTA “B – OFFERTA ECONOMICA” - Seduta del 06/10/2021
Leggi tuttoIl workshop spiegherà il meccanismo di funzionamento di EDMO e dell'IDMO, e le concrete possibilità per i cittadini ed alla società civile di far ricorso al ruolo svolto da queste organizzazioni per sradicare il fenomeno della disinformazione da Internet. In allegato i documenti di presentazione di EDMO ed IDMO.
INTERVENTI
Relatori
Alberto Rabbachin is Deputy Head of Unit at the European Commission Directorate General Communications Networks, Content and Technology. Alberto’s is involved in designing and implementing the European Commission policy to tackle online disinformation.
Prior to join the Commission, Alberto was a research scientist at the Massachusetts Institute of Technology.
Francesco Sciacchitano è un giurista di grande esperienza, specializzato in diritto delle comunicazioni e diritto amministrativo e appassionato di relazioni internazionali e di diversità culturale.
Ha iniziato a lavorare per l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) nel 2000, dopo aver completato gli studi in Italia, aver ricevuto la lode nel MBA conseguito negli Stati Uniti ed aver lavorato per il Dipartimento Finanza della Bear Stearns di New York
In AGCOM si è occupato di audiovisivo e di comunicazioni elettroniche e, dal 2005, è stato il responsabile di tutti i progetti internazionali svolti da AGCOM, gestendo direttamente un budget complessivo di oltre 18 milioni di euro, ha svolto peer-review del settore delle comunicazioni in diversi Stati ed ha diretto gruppi di lavoro in tutte le piattaforme internazionali. E’ stato coordinatore della Task Force dell’ERGA sulla disinformazione online nel 2019 e 2020.
Autore di molti articoli e rapporti sullo stato delle comunicazioni in Italia e nei Paesi in cui ha lavorato, ha insegnato alla St. John’s University di New York ed alle Università LUISS e Tor Vergata di Roma
Institute, Fiesole. Insegna inoltre Diritto della comunicazione all’Universitá di Firenze. È laureata in Giurisprudenza presso l’Università di Firenze ed ha ottenuto nel 2003 il titolo di dottore di ricerca
presso l’Università La Sapienza di Roma (Diritto Costituzionale e diritto pubblico generale). Ad oggi è membro del MSI-REF (Committee of Experts on Media Environment and Reform) presso il Consiglio d'Europa e relatrice del progetto di raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d' Europa on election communication and media coverage of electoral campaigns, membro del comitato esecutivo dell'European Digital Media Observatory (EDMO) e, nello stesso progetto, responsabile dell'attivitá di analisi e ricerca su azioni e politiche europee e nazionali in tema di disinformazione.
Sono ordinario di Politica economica presso l'Università Lumsa (Roma-Palermo) e fellow del Freedom Center dell' University of Arizona e del Center for Research in Regulated Industries della Rutgers Business School, Usa. Mi occupo di regolazione,antitrust,law&economics,economia delle istituzioni, teoria dell'impresa, economia digitale e media, pluralismo, hatespeech. Accanto alla carriera accademica ho svolto incarichi presso:
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom),
Presidenza del Consiglio dei ministri (USQR),
Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (OCSE),
Commissione europea (DG Comp - Monitoring Trustee),
Ministero per l'Innovazione tecnologica (task force),
Ministero delle Comunicazioni (segr. tecnica),
Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm).
Sono stato nominato membro del Regulatory Scrutiny Board (RSB) della Commissione europea con decorrenza dal mese di ottobre 2021, per un triennio. Tra le mie pubblicazioni più recenti:
«Regulating Digital Markets» (con A. Manganelli; Palgrave MacMillan, 2021) e per il Mulino «Il mercato delle verità. Come la disinformazione minaccia la democrazia» (2021), «Evidence-Based Policy» (con G. de Blasio e F. Pammolli, 2021), «Big Data. Come stanno cambiando il nostro mondo» (con M. Delmastro, 2019)
E’ Presidente della Fondazione “Musica per Roma".
Moderatore
Erik Lambert - Eurovisioni
Erik Lambert è un consulente nell'ambito dei media e delle tlc, con specializzazione nell'identificare e mettere in opera strategie che collegano tecnologia e mercato. Fino al 2018 ha concorso alla preparazione e allo sviluppo del servizio OTT StarzPlay Arabia (filiale a Dubai del gruppo Lionsgate/Starz), avviato il 6 aprile 2015, dopo avere ricoperto l’incarico di direttore tecnico per l’avvio del servizio HBO Nordic (nel 2012-13). In precedenza, tra altri, ha partecipato alla pianificazione della transizione de La7 e di MTV alla radiodiffusione digitale, ed a preparare le specifiche tecniche pubblicate
dal DGTVi. Fino a 2002, Erik Lambert è stato direttore delle Strategie Tecnologiche della divisione televisione e cinema di Vivendi-Universal (gruppo Canal+/Studio Universal), dopo avere avuto diversi incarichi durante 15 anni nel gruppo Canal+, della creazione di nuovi canali tematici, in Francia ed all'internazionale, alla definizione ed all'implementazione delle strategie di sviluppo. Prima ha gestito una società di consulenza – CMT – specializzata nell’economia e nelle tecnologie dei media. Sua vita professionale è iniziata come tipografo, poi giornalista professionale. Ha contribuito a diverse ricerche per le istituzioni europee, tra quale “The Challenges of Connected TV” (2013) e “The “Content flat-rate”: a Solution to Illegal File- Sharing?” (2011), per il DGIP, Parlamento Europeo, e “Conditional Access Regulation in the Framework of E-Communications” (2008) per la Commissione. E stato tra i fondatori del DVB (Digital Television Broadcasting group, organismo di standardizzazione della televisione digitale) dal quale è stato “officer” del 1996 al 2012, e dove è stato parte del gruppo ristretto che ha sviluppato il Common Scrambling e il Simulcrypt, tecnologie riconosciute nel 2021 di un Emmy per la tecnologia.
È componente del comitato direttivo dell’International Institute of Communications - Italia, e del comitato direttivo di Eurovisioni.
Emissione Ruoli per omesso/tardato/incompleto pagamento del diritto annuale 2019 e residuo 2017
La Camera di Commercio di Cosenza ha reso esecutivi i Ruoli esattoriali, aventi data di emissione 25.10.2021, per le violazioni relative all’omesso/tardato/incompleto pagamento del diritto annuale per l’ anno 2019 e residuo 2017 tramite iscrizione diretta a ruolo senza preventiva contestazione, secondo il disposto di cui all’art. 17 comma 3 del D. Lgs. N. 472/1997 e s.m.i ed art. 11 comma 1 lettera c del “Regolamento sanzioni amministrativo tributarie per violazioni relative al diritto annuale” approvato con determinazione commissariale n. 42 del 19.06.2014 – (vedi Regolamento Sanzioni amministrativo Tributarie per violazioni relative al diritto annuale).
E’ possibile richiedere riesame in autotutela della cartella trasmettendo istanza completa di allegati Richiesta di riesame in autotutela della cartella esattoriale relativa ai diritti annuali secondo una delle seguenti modalità:
- spedizione all'Ufficio Tributi CCIAA di Cosenza, Via Calabria n. 33 - 87100 Cosenza;
- PEC all'indirizzo di posta elettronica certificata: cciaa@cs.legalmail.camcom.it
La presentazione della richiesta di riesame in sede di autotutela non interrompe né sospende i termini per la proposizione del ricorso di fronte alla Commissione Tributaria che è comunque possibile.
Si ricorda che non costituiscono causa di esonero dal versamento – e quindi motivi validi per richiedere l'annullamento della cartella – la liquidazione o inattività dell'impresa in forma societaria o la cessazione dell'attività dell'impresa individuale, se non è stata tempestivamente richiesta la cancellazione dal Registro delle Imprese.
Pagina creata: 15/10/2021
Ultimo aggiornamento: 15/10/2021